Brexit: gli errori dell’UE

Il Governo e il Parlamento britannico stanno facendo una pessima figura nel dramma del Brexit. Ma anche l'Unione europea ha commesso grandi errori in questa storia.

Anche l'Unione europea ha commesso grandi errori nel dramma del Brexit. Foto: Christoph Scholz / Wikimedia Commons / CC-BY-SA 2.0

(Luciano Murgia / Kai Littmann) – Da mesi un tema domina l’Agenda europea: il Brexit. Sorprendentemente, né il Brexit stesso, né la questione della partecipazione britannica alle elezioni europee e del loro impatto nelle campagne elettorali europee nei vari paesi sono un tema importante. È come se il Brexit non esistesse. Tuttavia, l’Unione europea non sarà in grado di ignorarlo e così, come Theresa May, continua a fare passi falsi.

Errore 1: Il Brexit non è stato un evento naturale, come una pioggia improvvisa o un calo di temperatura, ma la realizzazione di una promessa elettorale fatta da David Cameron agli oppositori dell’Europa nel suo partito conservatore, i Tories, per sostenere la propria maggioranza. In proposito, già molti mesi prima il referendum era stata annunciata un’accesa campagna tra i sostenitori europei (che stranamente includono sia David Cameron e Theresa May, che gestiscono questo Brexit con incredibile caparbietà) e gli oppositori europei attorno all’ala conservatrice dei Tories, ma anche di Nigel Farage, Boris Johnson e UKIP. Durante questi lunghi e lunghi mesi in cui dramma Brexit si andava complicando, l’UE è rimasta a guardare. Gli analisti di Bruxelles, lautamente retribuiti della Commissione e dei vari servizi delle altre istituzioni europee, avevano valutato la situazione in modo così sbagliato da ritenere che il Brexit non avrebbe comunque avuto luogo? Perché l’UE non ha sviluppato una massiccia attività diplomatica e non ha condotto una forte campagna in Gran Bretagna per l’Unione europea e la sua posizione nel Regno Unito?

Errore 2: era la mattina del 24 Giugno 2016 ed i risultati del referendum sono stati resi pubblici. Il 51,89% dei britannici che hanno partecipato a questo referendum il giorno precedente (tasso di partecipazione del 72,21%) si è dichiarato favorevole all’uscita dall’UE. Orrore ovunque. Tutti i responsabili dei governi europei e nazionali si sono precipitati a dichiarare che si tratta di uno shock salutare e che è ora necessario iniziare subito “un nuovo progetto Europeo”, perché l’originario non funziona più come dovrebbe. Suonava bene. Un nuovo progetto europeo. E, in ogni caso, questo sull’isola non è giuridicamente vincolante, ma solo consultivo. È stato uno shock salutare. Andrà tutto bene. Benvenuti nel 21. secolo. Ma da allora nessuno ha lavorato a un “nuovo progetto europeo” e hanno avuto tre anni. Tre Anni! E nessuno ha nemmeno iniziato, a prendere in seria considerazione una nuova forma di organizzazione dell’UE.

Errore 3: Invece di opporsi al Brexit, l’UE ha imbastito una gestione diligente e ostile. Durante tutto il processo, nel Regno Unito, l’Unione europea è stata molto riluttante: c’è stata una campagna d’immagine dell’UE sull’isola? I ministri degli Esteri dell’UE Federica Mogherini o Jean -Claude Juncker e Donald Tusk sull’isola, hanno fatto visite per promuovere l’immagine dell’UE, per trasmettere i vantaggi e i progressi dell’UE? Niente. Solo pochi giorni prima della fine del primo periodo Brexit, alcuni deputati del Parlamento europeo hanno avuto l’idea di esprimere agli inglesi attraverso una lettera aperta, la contentezza di tutti gli europei se gli inglesi semplicemente non avessero cambiato idea. Ma a quel tempo, tre anni di preparativi per il Brexit erano già passati, e per così dire: “i buoi erano già scappati dal recinto”. Il comportamento dei grandi dell’Unione europea è stato proprio questa fredda tecnocrazia di Bruxelles, che attualmente viene messa in discussione in tutta Europa: l’Unione europea gestisce le crisi anziché risolverle con decisione. Forse sarebbe stato giusto dire agli inglesi, in questi tre anni, parole di solidarietà piuttosto che limitarsi ad organizzare il loro funerale.

Errore 4: Che cosa è successo al Consiglio d’Europa, il parco giochi diplomatico della “grande Europa” dei 47? Il Consiglio d’Europa, custode della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto, ha preferito discretamente non fare chiarezza sul fondamento giuridico di questo referendum, tanto che la questione del vincolo giuridico è stato oggetto di numerosi procedimenti che hanno portato a sentenze sempre diverse, finché non si è trovata la formula: “Non giuridicamente vincolante, ma politicamente vincolante”. Ma il Consiglio d’Europa e i servizi scientifici e giuridici delle varie istituzioni avrebbero potuto e dovuto intervenire in questa sede. Invece, hanno fatto quello che sanno fare meglio a Bruxelles – niente.

Errore 5: Oggi, pochi giorni prima delle elezioni europee, l’Unione europea, con le sue numerose istituzioni, agenzie, servizi e decine di migliaia di dipendenti, non è in grado di offrire una prospettiva ai circa 500 milioni di europei. Nessuno sta lavorando seriamente a una prospettiva per l’Europa. Questa, infatti, dovrebbe iniziare con alcuni lavori di base per i quali abbiamo appena sprecato tre preziosi anni a non fare nulla ed in questo modo, non potremo mai definire concetti quali “valori europei”, “Europa sociale”, “Europa solidale” e simili, perché attualmente in Europa questi concetti hanno 28 significati diversi e finché con le stesse parole intenderemo cose diverse, non troveremo posizioni comuni.

Molti di questi lavori di base avrebbero potuto essere realizzati negli ultimi tre anni con la partecipazione dei rappresentanti britannici nelle istituzioni europee, molti dei quali, a prescindere dalla loro appartenenza politica, sono favorevoli a rimanere nell’Unione europea. Se questi tre anni fossero stati utilizzati per avviare un percorso di riforma positivo in Europa, le posizioni del Regno Unito avrebbero potuto essere positive. Invece, L’Unione europea non ha fatto nulla oltre a discutere su come ridurre al minimo l’impatto sui “mercati”. E invece di fare massicce auto promozioni e di dare nuovo slancio all’Europa, ha dato, così, ragione soprattutto a chi quest’Europa la critica.

Certo, l’intera storia della Brexit è dovuta in primo luogo e soprattutto al comportamento di David Cameron e Theresa May. Ma se si guarda attentamente, l’Unione europea in tutto il periodo non ha tenuto un comportamento molto intelligente. È giunto il momento di sostituire tutto il “personale di terra” europeo e di iniziare finalmente a reinventare l’Europa. Prima che sia troppo tardi per farlo.

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