Kosovo : Serbi e Albanesi si uniscono contro l’inquinamento

Fattori di speranza nelle società civili in movimento.

Rosso - il Kosovo. Foto: (c) David Liuzzo / Wikimedia Commons

(Luciano Murgia / Marc Chaudeur) – Quest’estate, che non è ancora finita, vede sviluppi sempre più incoraggianti; settimana dopo settimana, ci porta notizie. La società civile si sta muovendo contro i poteri pseudo-democratici e para-mafiosi, osservando movimenti anti-sbarramento in tutti i Balcani. E nelle ultime settimane, in due luoghi diversi, gli Albanesi e i cosiddetti „nemici“, Serbi si sono uniti per impedire lo scarico di rifiuti tossici. Nemici ? No. Nei paesi che ambiscono all’ingresso nell’Unione europea, sono i leader politici a mantenere viva l’animosità.

Nel Kosovo centro-occidentale, vicino a Pec/Peja (65.000 abitanti), Shala Swiss Oil ha parcheggiato 8 camion carichi di fusti di rifiuti tossici tra un villaggio dell’enclave serba, Gora-devac (650 abitanti) e un villaggio albanese, Po’eshqe. Un hangar nuovo di zecca li stava aspettando. I barili sono stati trasportati sotto la protezione della polizia, dei vigili del fuoco e della KFOR (la forza di pace internazionale istituita nel paese dalla NATO nel 1999); ma di informazioni sul loro contenuto preciso, niente. La popolazione non conta, umiliata da autorità politiche certamente apprezzate sotto altri cieli.

L’inimicizia a volte è molto forte tra le due comunità, e la mancanza di comunicazione – che è ovviamente aggravata dal fatto che alcuni non capiscono la lingua dei vicini – la rende una questione di poteri politici la cui demagogia si nutre dei conflitti passati. Ma i cittadini kosovari non ne vogliono più sapere di questi discorsi. Cosa c’è in questi barili che vengono trasportati in modo così discreto e cauto ? Perché i cittadini non sono informati ? Silenzio del Ministero dell’ambiente, imbarazzo della KFOR, che ha riconosciuto il contenuto tossico di questo dono, ma non specifica che cosa sia esattamente.

Alcuni hanno quindi fondato un comitato, che rappresenta 6 villaggi in tutto. Si sono svolte una dozzina di manifestazioni e sta circolando una petizione firmata da diverse centinaia di persone. Allo stesso tempo, le relazioni tra il sindaco dell’opposizione di Pejë, il grande villaggio vicino, e il villaggio serbo di Šabac continuano a crescere, grazie agli sforzi di alcuni cittadini attivi con scambi di buone pratiche per la coltivazione delle fragole, in particolare. Ma non è d’accordo la vecchia e marcia classe politica che continua ad impedire i tentativi di „fraternizzazione“ o almeno, di riavvicinamento.

Chi sono gli esponenti politici dell’una e dell’altra parte? Dalla parte serba, il partito del presidente Aleksander Vučić e Lista Srpska, un ramo del governo di Belgrado e dell’Ufficio nazionalista per il Kosovo. Da parte albanese, sappiamo che i petrolieri di Shala Swiss Oil sono strettamente legati all’Alleanza per il futuro del Kosovo (AKK) assieme ad un grande gruppo di reduci combattenti rimbambiti dell’ex Repubblica federale di Iugoslavia, nemici dei serbi, che vogliono impedire qualsiasi sviluppo di buon senso.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: una politica intelligente e pertinente dell’Unione europea consisterebbe nel promuovere attivamente lo sviluppo della società civile, il suo sviluppo al di là dei vecchi demoni e dei falsi determinismi nazionalisti, che sono solo la maschera degli interessi finanziari e l’etichetta delle politiche mafiose.

Invece di finanziare ostinatamente regimi che sono diventati maestri nel nascondere la corruzione e il brigantaggio politico-criminale sotto il collaudato discorso europeista, un imperativo: aiutare in modo molto concreto a costruire una pratica democratica di base, nella popolazione stessa.

E questo finanziando in larga misura le associazioni che, in tutti i paesi balcanici e dell’Europa centrale, vengono costantemente create per difendere la libertà, la fraternità e l’ambiente. Coraggio! L’odore di muffa delle Istituzioni europee si aggiunge al modus operandi di vecchie pratiche, che a nostro avviso non sono né senza speranza né indistruttibili.

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