La globalizzazione: santa e benedetta – Perché la Germania investe in Alsazia?

Che cosa attira le imprese tedesche in Alsazia? Il Gewürztraminer (vitigno aromatico)? Il foie gras? Il Racing Club di Strasburgo? Alain Howiller ha trovato altre (buone) ragioni…

La Germania investe en Alsazia. Foto: Alsace / Wikimedia Commons / PD

(Alain Howiller / Luciano Murgia) – Non sorprenderà nessuno leggendo il rapporto Business-France che, analizzando l’elenco degli investitori stranieri in Francia, gli Stati Uniti sono in cima alla classifica davanti alla Germania. Nessuno si stupirà che in cima alla lista, la Germania è il campione quando si tratta di investire ad est della Francia e soprattutto in Alsazia. “Ci sono più investimenti industriali stranieri in questa regione che altrove”, ha osservato Christophe Lecourtier, Direttore Generale di Business France. E gli investimenti tedeschi sono in cima alla lista: le imprese tedesche presenti in Francia (poco più di 3.000 che hanno creato quasi 400.000 posti di lavoro, quasi lo stesso numero di posti di lavoro creati in Germania da imprese francesi!), quasi 500 si trovano sulle rive del Reno, tra cui poco più di cinquanta stabilimenti nella regione di Baden. Il Baden-Württemberg, la Baviera e la Renania-Palatinato sono le tre località principali.

Questo emerge se riprendiamo uno studio realizzato qualche anno fa da “Segec” per la “Banque Populaire de Strasbourg”, in cui si sottolinea che il 62% delle imprese straniere con sede in Alsazia ha scelto questa Regione per ragioni di vicinanza geografica, il 60% è stato attratto dalla padronanza della lingua tedesca e il 31% dalla vicinanza della cultura Alsaziana con la cultura Tedesca. L’86% degli imprenditori ha dichiarato che la loro installazione è stata facile e l’87% si è detto soddisfatto della loro implementazione. “Gli investimenti tedeschi in Alsazia, tuttavia, restano fortemente dipendenti dal contesto economico generale e dalla salute del mercato francese”, ha ricordato lo studio.

Nel 2018, i 15 maggiori investimenti industriali in Francia sono stati effettuati ad Est, che, come ha sottolineato qui Marc Chaudeur: “avrebbe beneficiato maggiormente, in proporzione al territorio e alla popolazione, degli investimenti stranieri”. E come sottolinea Pierre Hugel, responsabile di Würth France (Erstein), nell’ultimo rapporto della Camera di Commercio e Industria franco-tedesca (CCIFA): “Il 17% dei posti di lavoro stranieri creati in Francia sono stati creati da aziende tedesche, questa cifra è l’equivalente dei posti di lavoro creati da Gran Bretagna e Italia messe insieme!”

Da questa relazione, il leader della CCIFA chiosa: “Le relazioni (franco-tedesche) sono più che mai indispensabili per reinventare l’Unione europea e per ridurre i nazionalismi e i populismi in un mondo multipolare in piena trasformazione”. In un momento in cui stanno emergendo tensioni nel rapporto Francia-Germania, è utile ricordarlo! Così come è utile ricordare che a Delémont (cantone del Giura svizzero), i 250 partecipanti all’ultima Assemblea Generale del “Regio Basiliensis” hanno sottolineato quanto le “frontiere fossero imbarazzanti” per l’economia dei cosiddetti paesi delle tre frontiere (Francia, Germania, Svizzera), fra cui Pierre Hugel che afferma: “Data la situazione politica, economica e sociale, il gruppo (Würth) non ha dubbi sulla sua volontà di continuare a svilupparsi in Francia.”

La testa di ponte dell’Alsazia. – E come non sottolineare che se il 70% delle imprese tedesche in Alsazia aveva affermato (nel sondaggio della Banque Populaire) che se si fossero insediate sulle rive del Reno, sarebbe stato per conquistare in un ambiente efficiente, il mercato francese: la testa di ponte dell’Alsazia!

Il 63% di loro ha dichiarato che si sarebbero stabiliti nuovamente in Francia se avessero dovuto scegliere, mentre il 78% di loro (rispetto al 55% dell’indagine del 2016 della Camera franco-tedesca) si è detto soddisfatto dei risultati. Ma la constatazione del fatto che il 35% del fatturato è stato generato da imprese straniere in Alsazia e Mosella, che a livello nazionale il 43% delle imprese straniere prevedeva di investire e creare posti di lavoro a medio e lungo termine e che il 56% aveva le stesse ambizioni a breve termine (da 2 a 4 anni), resisterà alle tendenze registrate nelle ultime settimane?

I segnali negativi sulla crescita sono stati evidenziati di recente: in primo luogo, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) annuncia nelle sue ultime previsioni che quasi tre quarti dei paesi del mondo subiranno un rallentamento della crescita nel 2019.

La crescita tedesca sta rallentando! – Il FMI prevede che la crescita in Francia quest’anno sarà dell’1,3% (1,4% nel 2020), mentre in Germania la crescita del PIL sarà dell’ordine dello 0,8% (1,4% nel 2020 contro l’1,5% nel 2018 e il 2,2% nel 2017). Rileva inoltre che la crescita tedesca sta rallentando e le esportazioni sono in calo. L’OCSE stima che la crescita tedesca di quest’anno sarebbe dello 0,7%, facendo così convergere le due cifre stabilite nei giorni scorsi dalle istituzioni internazionali!

A ciò si aggiungono, nel contesto del commercio mondiale, le tensioni derivanti dall’approccio “unilaterale” di Donald Trump, la cui costante minaccia di imporre dazi doganali all’Europa (e in particolare alla Germania) è quasi … giornaliera; il rallentamento dell’economia cinese (che da sola rappresenta un terzo del commercio mondiale) e le conseguenze della Brexit. In che modo la situazione influenzerà gli investimenti e l’occupazione? Per il momento, la disoccupazione è leggermente diminuita in Francia e più in particolare in Germania (il tasso era a marzo del 5,1% contro il 5,5% di un anno prima). Inoltre, a 30 anni dalla riunificazione, le cifre mostrano ancora una differenza tra Occidente (4,7% tasso di disoccupazione) e Oriente (6,7%) del paese! Si può però fare finta di sentire gli analisti economici (forse troppo cauti?) prevedere per il 2019 un anno di… stabilità!

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