(18) Summer Best Of – La libera circolazione dei lavoratori in Europa… ed il modulo “A1”!

Un formulario europeo con l'etichetta "A1" renderà la vita dei lavoratori frontalieri più burocratica e quindi più complicata. Cercando di fare la cosa giusta, l'Unione europea riesce ad ottenere il risultato opposto.

La libera circolazione dei lavoratori in Europa? Foto: US Customs and Border Protection / Wikimedia Commons / PD

L’un des premiers articles en langue italienne paru sur Eurojournalist(e). L’arrivée de notre ami LUCIANO MURGIA dans notre équipe était un des moments forts de cette première moitié de l’année 2019 ! Grazie mille, caro Luciano !

(Luciano Murgia / CP / KL) – Muoversi in Europa può essere rischioso per i lavoratori distaccati che soffrono di fobia amministrativa. Dall’inizio del 2019, alcuni paesi come la Francia, la Germania, il Lussemburgo e l’Austria hanno intensificato i controlli e hanno deciso di applicare pesanti sanzioni per la mancata presentazione di un modulo amministrativo che finora è passato inosservato: il “Modulo A1”; con ammende possono ammontare ad alcune migliaia di euro. Il deputato francese e presidente del Centro europeo dei consumatori (CEC) di Kehl, Vincent Thiébaut, deplora una burocrazia fondamentalmente giustificata, ma non adeguata alle specificità delle regioni di confine.

Ma quale è l’obbligo per i lavoratori distaccati? – Il principio è semplice e deriva da un regolamento europeo entrato in vigore nel 2010: qualsiasi persona (dipendente, funzionario, ecc.) che viaggia a titolo professionale in un altro paese europeo deve poter dimostrare sul posto alle autorità nazionali di controllo (URSSAF per la Francia, dogana per la Germania, ad esempio) di essere iscritto al sistema di previdenza sociale del paese in cui lavora e di non essere quindi tenuto a versare i contributi previdenziali nel paese in cui è distaccato. E il termine “distacco” deve essere inteso in senso lato: dal lavoratore ungherese distaccato per 6 mesi in un cantiere in Francia, al funzionario di Strasburgo che partecipa a una riunione a Kehl per 2 ore. È il famoso formulario A1, rilasciato in linea di principio dalla cassa malattia del lavoratore distaccato, che è l’unico documento che può fornire questa prova.

Legittimo nella sostanza ma inadatto alle regioni di confine – Per combattere le frodi e il lavoro sommerso, alcuni Stati membri dell’UE hanno deciso negli ultimi mesi di rafforzare i controlli, creando un’ondata di panico nel microcosmo dell’occupazione transfrontaliera. Tale obbligo richiede formalità amministrative onerose e dispendiose in termini di tempo, che devono essere espletate in caso di distacco di lavoratori in un altro Stato membro. Di conseguenza, il formulario A1 diventa un ostacolo alla cooperazione transfrontaliera, in particolare per le PMI e altre piccole strutture stabilite nella zona di frontiera, che non dispongono delle risorse necessarie per far fronte a questo onere amministrativo e i cui dipendenti svolgono regolarmente missioni molto brevi nel paese vicino.

Vincent Thiébaut, deputato al parlamento europeo per il Basso Reno, presidente della CEC, una struttura franco-tedesca con 45 dipendenti con sede a Kehl, chiede l’adozione di norme derogatorie: “È legittimo voler controllare la mobilità dei lavoratori in Europa, ma qui ci troviamo di fronte ad una burocrazia non adeguata alla situazione, che ha un impatto negativo sul dinamismo economico della nostra regione di confine e sulla buona salute della cooperazione franco-tedesca. La lotta contro le frodi non deve andare a scapito della libertà di circolazione”.

La soluzione potrebbe essere una deroga nelle zone di confine, dove la mobilità dei lavoratori è più elevata. Questo è quanto chiede Vincent Thiébaut: “Francia e Germania hanno recentemente firmato il trattato di Aquisgrana, che prevede la possibilità di derogare alla legislazione nazionale per adeguarsi alle caratteristiche specifiche della regione di confine franco-tedesca. Penso che sia una buona idea e lavorerò per renderlo noto!”.

E questo è probabilmente uno dei casi che richiedono tale deroga: il rischio è di ostacolare gli sforzi di integrazione transfrontaliera. Novità in seguito.

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