Parlamento europeo: le candele dell’Avvento

Green Deal, sviluppo sostenibile, Brexit e il potere decisivo del Parlamento.

Europa, o niente... Foto: Marc Chaudeur / Eurojournalist(e) / CC-BY-SA 4.0int

(Luciano Murgia / Marc Chaudeur) – Una serie di sessioni importanti, che esprimono un reale cambiamento. Un cambiamento di paradigma? Sarebbe troppo bello. Ma c’è una reale volontà di costruire qualcosa di nuovo, qualcosa di adeguato e benefico per il mondo di oggi. Ciò è dovuto principalmente alla costruzione – per il momento ancora virtuale perché ancora in fase di progettazione – di quanto comporta il famoso Green Deal, che nelle ultime settimane è stato sgranato: la ferma intenzione di conciliare crescita e sviluppo sostenibile in questa costruzione. Ma dovremo finalmente dotarci dei mezzi politici per farlo!

Una specie di febbre si è diffusa ieri in Parlamento per le ultime sessioni del maledetto anno 2019. Il colpevole è stato il deplorevole COP25 tenutosi recentemente a Madrid, una vera e propria antologia di vigliaccheria ecologica e politica. Fi! Fi dunque! I deputati ascoltati ieri hanno espresso all’unisono: Mai più! “Never again” sensato nelle parole sia di Philippe Lamberts e Ska Keller (verdi), sia nei documenti riguardanti la Strategia annuale di sviluppo sostenibile redatti da Valdis Dombrovskis e i 2 commissari europei Nicolas Schmit e Paolo Gentiloni. Documenti frutto di approfondite riflessioni, fatti e cifre a sostegno dei 4 pilastri fondamentali della crescita sostenibile: stabilità, produttività, ambiente e l’imparzialità (la Giustizia, l’Equità).

Da un punto di vista più politico, alcune delle conferenze stampa di lunedì e martedì sono state ricche di lezioni sull’anno in corso e sugli imperativi essenziali del prossimo anno. “C’è una vera urgenza”, hanno detto Ska Keller e Philippe Lamberts deputati verdi. La “carbon neutrality” non dovrebbe essere intorno al 2050, ma intorno al 2030! E il vertice UE-Cina, che si svolgerà la prossima primavera, deve condizionare la COP26 e coinvolgere il resto delle parti. Solo così potremo misurare la serietà e la concretezza degli annunci della nuova Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, al momento della sua intronizzazione. E la serietà del Parlamento altrettanto.

Sono molto contenti – gli ambientalisti così come Manfred Weber o, più ancora, Dacian Ciolos, il presidente del gruppo democratico e liberale Rinnovare l’Europa – del fatto che i populisti non hanno guadagnato l’importanza elettorale che è stata temuta. E questa paura ha accelerato il piano di una Conferenza sul Futuro dell’Europa, che deve esser presto considerata. Liberali come Dacian Ciolos hanno sottolineato che le discussioni sul bilancio non hanno raggiunto la stessa intensità o durata di quelle sul clima; anche se, come sappiamo, è il nervo della guerra, e che l’albero del clima potrebbe nascondere la foresta dell’insufficienza del dibattito su di esso che potrebbe mascherare una strategia di attesa e di ipocrisia.

Per quanto riguarda il Brexit, che ha così tanto agitato la mente dei cittadini nel corso di quest’anno 2019, la situazione è talmente inedita che fondamentalmente – tutti sembrano essere d’accordo anche su questo punto – sarà meglio osservare e decidere durante lo stesso processo di uscita dall’Unione Europea. Un imperativo, comunque: evitare il più possibile un Brexit duro, i cui pericoli sono abbastanza evidenti.

Queste lunghe giornate di dibattiti, votazioni e conferenze stampa producono e riproducono costantemente la sensazione di un colosso con i piedi di argilla. Ricche discussioni ad altissimo livello, deliberazioni appassionate, decisioni coraggiose – e ripetizioni ostinate della necessità di fare dell’Europa un organo politico potente, capace almeno di governarsi, e non di essere governato dagli Stati Uniti o di essere ricattato da un Viktor Orbán…..

Il vero cambiamento, infatti, sarebbe ovviamente la reale efficacia politica delle istituzioni europee, un potere reale in grado di costruire una realtà europea solida, progressista e autocontrollata. L’Europa deve avere al suo interno una leadership che acquisisca un potente potere decisionale attraverso le divisioni interne. E’ sempre più evidente a tutti, anche a coloro che, in quanto membri della Commissione e beneficiando della manna fornita dalle lobby di Babbo Natale, preferiscono tacere: è il Parlamento europeo, espressione della democrazia europea, che deve fornire questa leadership.

Ed è così che l’Europa potrà continuare a svolgere il ruolo che le spetta: quella di un pioniere. In termini di democrazia, diritti umani e sviluppo sostenibile. Europa, o niente.

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